12a Camerata - I porci arrapati
 
 

GIORGIO GUAGNANO - 3° sx
Guagninchia

Ragazzo di robusta corporatura dimostra fin dall’inizio del corso il suo grande amore per la natura montana e per le fatiche degli Alpini.
Alla fine del corso il suo bagaglio di esperienze personali si arricchisce di una sola ed unica marcia con un conseguente e drammmmatico rientro in ambulanza per via di un fantomatico dolore al ginocchio. Di lui rimangono vivi i ricordi dei ritorni da Pollein: conditi da insulti e minacce al caposquadra reo di avere un passo troppo elevato per il nostro. Per primo si ribellò alla schiavitù dell’MG: schiantandolo al suolo, con un frastuono assordante, durante quella fredda mattina di novembre, risalendo il vallone del Menouve. Dovette marcare visita in seguito ad un fortuito incidente domestico: il Guagninchia si ferì seriamente l’alluce dx in seguito ad un terribile impatto con il cassetto dell’armadietto del morto, da lui maldestramente aperto. Seguirono due giorni di riposo più altri due di punizione per l’accusa di imboscato (minchione) perché saltò , a malincuore , un temibile poligono notturno: memorabile perché la compagnia fece ritorno senza punizioni.
I suoi colleghi di camerata ricordano commossi i suoi rientri dalle licenze festeggiati dopo il contrappello, con un proverbiale Plum-Kake e relativi commenti sui suoi addominali indolenziti, essendo il nostro Giorgio un amante formidabile ed insaziabile. Lo ricordiamo come responsabile pornossi riconfermato per tutta la durata del corso.
 


NICOLETTI MAURIZIO - 3° dx
Maurisio

Subito alla ribalta per un lieve difetto di pronuncia (erre aristocratica alla Agnelli) vince sicuramente il premio quale allievo invisibile del 173° corso. Il più signore della camerata, non fu mai sentito bestemmiare o emettere rumori molesti; sempre attento a pulizia ed alimentazione trovò lungo soprattutto all'inizio del corso quando ogni cosa gli sembrava “bvutta” e le condizioni climatiche, anche all'interno della camerata, lo inducevano ad esclamare ripetutamente: “che fveddo”.
Si attrezzò con tutte le nuove tecnologie antifreddo disponibili sul mercato: maglia in capilene, calzamaglie in micropile, indumenti multistrato.
Fece conoscenza del nostro Generale in due occasioni. Nella prima, durante un Picchetto di Onore, interpellato dallo Stesso, non si rettificò e senza presentarsi diede la sua risposta. Quella del Capitano fu invece una svalangata e tre giorni di consegna per la lamentela del Generale.
Il suo secondo incontro con il Generale, e la sua seconda consegna per quattro giorni fu ad un poligono a Clou Neuf.
Il Generale sollevò uno zaino a caso in mezzo ai 70 del parco zaini per verificarne il peso. Sorpreso dalla sua leggerezza, lo confrontò con altri zaini e prima di andare via segnalò un affardellamento non regolamentare.
E per Nicoletti fu nuovamente un piacere incontrare il Generale...
Sempre contro il sistema, rifiutò cravatta in libera uscita e taglio di capelli arrivando a lunghezze davvero straordinarie per un AUC sfiorando apertamente l'ira del Capitano il penultimo giorno di corso per una questione di principio.



MICHELI NICOLA - 2° sx
The Giant Monkey

Deve il suo soprannome ad un evidente deficit di altezza. Tuttavia merita di essere ricordato quale infaticabile portatore radio al Menouve, schiacciato fra lo zaino di quaranta chili ed RV3, non che autore di prestazioni fisiche sempre brillanti e prova ne è che il suo nome non compare ne registro dei chiedenti visita.
Il suo immancabile sorriso gli creò non pochi problemi sin dai primi giorni. Fu infatti ripetutamente minacciato da tutti gli Ufficiali che gli ordinarono di cancellare quel “cazzo di sorriso dalla faccia” senza capire che quella era proprio l'espressione naturale del volto di Giant Micheli.
Diede dimostrazione di grande capacità di comando durante un servizio di allievo, particolare per l'addio agli S.ten. Canepa e Bonzi. Preso da evidente crisi di panico, confuse la posizione formale dell'attenti con quella del riposo e diede vita a fantasiosi quanto improbabili ordini del tipo “ la seduta è sciolta” e si guadagnò l'epiteto di "Signorina buonasera" e un rimprovero dal Capitano. Tuttavia non perse mai la sua calma e la sua tranquillità e con questa sua flemma contribuì in maniera determinante al mantenimento dell'integrità psichica di tutta la camerata 12.
 


PASSAVANTI ANDREA - 1° sx
Passa

L'integerrimo ed innampuntabile della camerata. Appena giunto alla SMALP vinse la carica di capo plotone per circa un mese guadagnandosi notevoli dosi di guano da parte del Capitano. Forse scioccato dall'impatto traumatico il "Passa" divenne assolutamente irreprensibile ed il suo comportamento rimase costantemente formale e marziale.
Vince il premio del Volontario dell'Anno per essersi spontaneamente offerto almeno 1500 volte, correndo prontamente al grido “volontariii!!”
Punto di riferimento morale per la camerata, col passare dei mesi, divenne sempre più operativo, lasciando emergere la componente di fuciliere che covava in lui.
Inoltre, come Giant, finì il corso senza mai marcare visita, altro punto d'onore nel suo curriculum.
Unico neo nella sua indole di volontario rimane l'assidua partecipazione al coro del Prete, con relativa merenda di sabato mattina.
 


POLLOTTI STEFANO - 2° dx
Pollotz,

Da subito si mise in evidenza per le notevoli doti fisiche nelle più svariate attività agonistiche: dalla marcia, alla pallacanestro allo sci, nel quale si distinse particolarmente vincendo la gara di gigante COBRAN-UNUCI.
Il Capitano di compagnia Giuseppe Fiore, non mancò di premiare l'aitante allievo conferendogli la gratifica di sette giorni di consegna in caserma. L'allievo Pollotz, infatti, venne sorpreso dal sempre presente, anzi onnipresente, S.ten. Marco Saita a contravvenire alla più elementare regola dello sportivo: quella di non fumare, in particolare nei bagni della caserma Ramirez.
In attività addestrativa i compagni di camerata lo ricorderanno per le sue innate doti di comando a capo del suo plotone e della sua squadra ("i porci arrapati") una delle più operative che la scuola militare alpina ricordi.
Resteranno poi memorabili le sue vesciche che, come delle stigmate, segnarono il suo corpo di guerriero.
Fu poi il primo, molto invidiato, capo corso della camerata, in quanto ebbe la possibilità di incontrarsi con la propria ragazza o meglio, come lui soleva chiamarla, con la sua pseudo-fidanzata, termine che ormai è divenuto proverbiale.
 


MAINI PIETRO - 1° dx
Pietrino

Il nostro capo corso, la perla della camerata 12 e dell'intera compagnia (?). Ruppe il ghiaccio per primo con i propri compagni di camerata allietandoli con rumorosi quanto letali miasmi mefitici. Erotomane convinto, fedele custode della bambola gonfiabile di stecca, cercò ripetutamente consolazione nelle brande dei propri compagni di camerata, mostrando una spiccata preferenza per l'allievo Pollotz, da lui affettuosamente chiamato Stefy.
Rassicurava, comunque, i colleghi di camerata riguardo ai suoi costumi sessuali, con lunghe e appassionate telefonate erotiche, durante e dopo i contrappelli, con la sua “Cicci”.
La norvegese a paperino rotante sopra la sua testa durante un memorabile "segnare il passo", suscitò l'ilarità dell’intero plotone e costò allo stesso cinque giorni di consegna.
Attraversò, infine, un periodo di crisi mistica durante il quale cantò ininterrottamente canzoni sataniche suscitando le ire dei compagni di camerata e l’impulso omicida dell'allievo Giorgio Guagnano.
 

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