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"Già tengo le scarpe u gilet, gradite u
campari u preferite u caffè? Pè cinque mese sarò u capità non
sgarrate u comando non me facitte arraggià!". E' lui, il
partenopeo, Ciusepppe Fioro Capptttano mazzulatore:
F come flacello
I come ira
O come Otranto
R come Riace (vedasi cartolina dai laghi)
E come eterno.
Attività all'estero:
- licenza (chi ha orecchie da intendere in tenda gli altri in
truna).
- Battaglia di Grecia
Ci siamo sempre chiesti come lui, proveniente da luoghi famosi
per tradizione marinara, abbia scelto le montagne e sposato le
più nobili tradizioni alpine. Forse perché oltre alle estenuanti
marce, al freddo polare e agli zaini "pesanti", la tradizione
prevede anche momenti di degustazione alcolica.
Insuperabile come il tonno nel sale lui lo era nella distruzione
formale.
Grazie alla sua grande disponibilità (a ficcare dentro) ha
trasformato 78 minchie in 61 belve feroci, che all'occorrenza si
trasformavano in immobili statue di sale (qualche tonno rimane
ancora, ma ci sta bene).
Ma il nostro Capitano in fondo è un giocherellone: si dilettava
spesso in improbabili ricerche con il FITRE, in lanci di
fumogeni modello camera a gas e di bombe assordanti che lo
riportavano ai Capodanni della sua passata gioventù.
La sua particolare gestualità lo rendeva ancora più efficace
quando intratteneva in adunate interminabili i suoi ospiti
ripetendo più volte concetti che mettevano a dura prova
l'uditorio.
Per arginare gli eccessi di confidenza degli allievi non
tralasciava mai la classica frase: "sono giovane, sono il
Capitano, possiamo ridere e scherzare, non siamo amici, FINE!".
Esperto nella tecnica del training autogeno, non riusciva ad
illudere i suoi allievi (con barbatrucchi strani) i quali non
ancora del tutto rincoglioniti sapevano benissimo di trovarsi
nell'inferno di Pollein; dove peraltro non risparmiava piste
galattiche come quella di far mascherare gli allievi prima di
andare a dormire in tenda.
Non sapendo ancora di aver creato una compagnia di belve si
attaccava incautamente agli zaini degli allievi i quali non
risparmiavano particolari "riguardi" (dalle parolacce agli
strattoni) nei suoi confronti.
Infine vogliamo ricordare il lato romantico del nostro Capitano,
che emergeva quando, alla fine di durissime giornate
addestrative, "invitava" gli allievi ad estenuanti
contemplazioni notturne della volta celeste.
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